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In occasione del G.P. di Imola, valido come undicesima prova del mondiale SBK, ImagoLive propone l’intervista al fotografo Fabio Grandi, da sempre impegnato a trarre ispirazione per le sue immagini dallo spettacolare mondo delle derivate di serie.
Sarà un caso, ma anche Fabio Grandi, così come Mirco Lazzari, è figlio di questa regione, l’Emilia Romagna, che incarna perfettamente nel suo mix vincente di genuinità e concretezza lo spirito dei campioni del passato, quelli tutto anima e cuore, votati alla loro passione con un amore e una dedizione assoluti.
Le immagini di Fabio mi hanno colpito, quando ho avuto occasione di vedere quasi per caso le sue foto, per l’idea di recuperare attraverso l’uso del bianco e nero un mondo antico, ritenuto dai più perduto, fatto di sudore e lavoro, non solo di splendide carene e pieghe mozzafiato. Un occhio discreto e partecipe delle fatiche e della passione che anima tanti protagonisti del mondo della SBK, non necessariamente i più bravi o i più famosi, ma quelli che in silenzio, giorno dopo giorno, rendono possibile con il loro lavoro e la loro professionalità l’esistenza di questo meraviglioso carrozzone volante.
L’ambiente della SBK, per chi ha la fortuna e il piacere di viverlo, è qualcosa di assolutamente unico e irripetibile nello scenario attuale delle competizioni motoristiche: tecnologia e fattore umano restano mirabilmente in equilibrio in ogni piega dell’evento sportivo, rimandando ad un’idea di confronto leale con l’avversario che si è persa in molti sport per tradizione seguitissimi dal grande pubblico.
Nelle fotografie di Fabio Grandi è possibile, a mio parere, individuare proprio questa attenzione al gesto nel suo insieme, all’azione che si svolge piuttosto che a chi la compie. Un taglio molto personale e incisivo che ci stimola a soffermare l’attenzione su particolari troppo spesso ignorati: lo sguardo dello spettatore che insegue la scia quasi indistinta della moto in corsa, l’espressione concentrata oltre l’orizzonte del pilota sulla linea di partenza, le luci e le ombre che disegnano inediti profili di moto, di box e di volti.
Così come per ogni fotografo che si rispetti la ricerca espressiva del proprio ideale di immagine non si esaurisce con una bella foto, ma trae da essa spunto per migliorarsi e progredire verso interpretazioni sempre nuove della realtà rappresentata, anche per Fabio il piacere di esplorare nuovi orizzonti con la sua fedele Canon Mark II è un piacere che si rinnova di gara in gara.
In attesa di godere dello spettacolo della SBK direttamente da bordo pista a Imola, vi invito a leggere l’intervista a Fabio qui di seguito e di ammirare le sue foto nell’apposita sezione del sito.


Scheda: Fabio Grandi

Sono nato il 25 aprile 1969 a Bentivoglio, provincia di Bologna. Fin da piccolo sono stato scarrozzato tra un circuito e l’altro dai mie genitori, essendo mio papà ex pilota e meccanico negli anni 50/60. E’ indubbio che la passione per la velocità sia nata da questi elementi. All’età di 14 anni, dopo avere fatto esperienza fotografica con una Voigtländer di mio padre, decido (con i soldi delle paghette) di comperare una Canon AE1 program, corredata da obiettivo 50 mm. Inizio a fotografare di tutto e di più, forse più per il gusto di scattare che quello di “fare fotografia”. Mi iscrivo così al Fotoclub La Focale di Castelmaggiore, dove imparo la tecnica di stampa del Bianco e Nero che mi permette di realizzare dei reportage sulle varie feste paesane in piena autonomia, sviluppando e stampando il materiale scattato. Dopo un paio di anni di apprendistato e qualche soldo da parte, arriva un mitico 200 mm f4, corredato da un duplicatore di focale e da un winder. Passano gli anni e, in sella alla mia mitica Gilera RX Arizona 125, parto con la macchina fotografica nei fine settimana alla ricerca di qualche gara motoristica che va dalle gimcane ai campionati mondiali motociclistici che si svolgevano all’autodromo Santamonica di Misano Adriatico. Tornato dal servizio militare la mia voglia di fotografare aumenta ed è così che entro a fare parte della fotoagenzia Oliver di Bologna, prima come collaboratore esterno poi come “fisso” interno. Negli anni che ho passato all’interno dell’agenzia, dove ricoprivo i ruoli di fotografo e stampatore, ho potuto accrescere la mia tecnica fotografica e la velocità di esecuzione. Durante questo periodo sì è arricchita la mia attrezzatura fotografica ed ho deciso così, insieme alla mia ex fidanzata (diventata nel frattempo mia moglie), di effettuare un cambiamento: ero stanco di uscire tutti i fine settimana a fotografare gare che non mi interessavano più tanto dal punto di vista competitivo e commerciale. Volevo ricercare una fotografia “diversa” (se mi permetti il termine) dove si potesse vedere l’anima delle competizioni, che andasse al di la del semplice marchio su di una carenatura, che potesse esprimere le sensazioni che provo quando fotografo. Era il tempo di smettere di fotografare, bisognava iniziare a “fare fotografia”. All’inizio la cosa è stata durissima perché quando presentavo il mio materiale, molti mi guardavano in modo assai strano. Sembrava che le mie foto non interessassero a nessuno. Non mi sono mai perso d’animo  ed è così che mi sono presentato ad Imola in occasione dell’ultima gara del Mondiale Superbike 2002 con la mia attrezzatura fotografica caricata con pellicola Bianco e Nero. Devo dire che quando cambiavo rullino creavo non poca perplessità da parte di altri fotografi. E’ cosi che in febbraio dell’anno successivo inauguravo la mia prima mostra fotografica dal titolo “Imola 22-09-2002 Gara 2”. All’interno della mostra era evidenziato soprattutto il clima che circondava l’evento. Meccanici, piloti e naturalmente il pubblico era ripreso nel modo più naturale possibile. La mostra ha avuto molto successo tanto che è stata acquistata in blocco dagli organizzatori del Mondiale Superbike. Durante questi anni di fotografia ho avuto vari riconoscimenti tra cui il primo premio nell’euro press Fuji Award sezione sporiva del 1993, ma niente è secondo me paragonabile alle mostre fotografiche dove ti puoi confrontare con il pubblico, scambiare opinioni e critiche, avere un contatto diretto con la gente. Dopo varie mostre (l’ultima è “Gente di SBK dietro le quinte del Mondiale Superbike 2003”) vorrei potere realizzare un libro, dove però sono io a scegliere le foto!!!!!!!!!

Per contattare Fabio Grandi potete utilizzare i seguenti recapiti:
fabiograndi@alice.it
http://www.webalice.it/fabiograndi/

L’intervista

Che cosa e’ per te la  fotografia?

La fotografia per me è  un modo di comunicare, è cercare di trasmettere l’evolvere di un evento. Sta nel fotografo trasmetterlo nel modo migliore possibile. Ricreare il più possibile una situazione, quello che voglio trasmettere magari cambiando ottica, angolo di ripresa, tempo di esposizione. Per esempio, se fotografi all’interno di una curva da una posizione ribassata rispetto a quella eretta, con anche un tempo lento, otterremo un’ immagine che da l’idea di una forte velocità.  Una foto eseguita con un teleobiettivo lungo (esempio un 500 mm) che riempie il fotogramma,  metterà in primo piano il gesto atletico, mentre la stessa foto eseguita con un 28 mm inserendo anche il pubblico e l’ambiente circostante, metterà in evidenza dove si svolge l’evento ed in quale condizione.

Quando hai cominciato a fotografare e cosa?

Praticamente fotografo da sempre, ho fotografato di tutto.  Fino dall’inizio ad ogni modo ho fotografato lo sport dei motori. Non nascondo che sto provando a fare fotosub, quindi a 37 anni sto ancora facendo della “gavetta”.

Perche’ hai  deciso di rappresentare gli sport dei  motori? Cosa secondo te li rende cosi’ fotogenici?

La decisione è stata semplice….Non l’ho scelto io di rappresentare gli sport motoristici, sono loro che hanno scelto me! Scherzi a parte, sono cose spontanee, non sono scelte frutto di decisione, credo che faccia parte del proprio io. Ad esempio ho un carissimo amico che è un ottimo fotografo naturalista, sta ore e ore dentro ad un capanno con –10°C o con + 30°C nelle valli infestate dalle zanzare aspettando che un uccello si posi proprio davanti a lui. Per lui è una cosa normalissima, io credo che impazzirei!
Il fatto che siano fotogenici è dovuto al fatto che fanno un lavoro fuori dal “normale” e che spesso siamo abituati a vederli in TV dove spesso non si vedono gli aspetti umani ma semplicemente le gesta agonistiche (Valentino a parte).

Le immagini che emozionano: come si creano? Cosa devono produrre in chi le osserva? E quando tu le scatto quali sentimenti provi?

Quando fotografo, spero sempre che lo spettatore possa cogliere le emozioni che ho provato io. Cerco sempre quando possibile di mettere in risalto il lato umano del pilota al di la dell’ evento sportivo, inserendo  gli elementi che rendano grande la foto ed il messaggio che voglio trasmettere.

Questo rimanda ad un’idea della fotografia quale veicolo di impressioni non solo puramente visive, ma legate ad emozioni, stati d’animo, pensieri. E’ questo che trasforma la fotografia in arte o c’è dell’altro per te?

Certamente, nelle foto che eseguo difficilmente si vede il soggetto isolato dal resto dell’ambiente, cerco sempre di mettere più elementi possibile. Preferisco che le gente vedendo le foto dica: che bella foto, guarda quanta gente,che velocità incredibile!   Piuttosto che dica: guarda che bella foto di……..senza capire dove è stata fatta. Mi piacerebbe che la gente interessata guardando le foto si fermi un attimino per cogliere tutti i dettagli, un po’ come quando si va a vedere una mostra di quadri, difficilmente la gente da un’occhiata veloce, ma si sofferma sull’opera. Se in alcune mie foto accade questo vuole dire che ho centrato l’obiettivo prefissato  e che questo è stato capito.
Faccio fatica a definire una fotografia “arte”. L’arte la vedo più in un quadro di un pittore, che decide come creare una scena, mentre un fotografo cerca di rendere al meglio una determinata situazione già esistente anche se bisogna dargli il giusto valore artistico. Con questo non dico che un fotografo sia meno bravo di un pittore, dico solo che bisogna essere più bravi ad interpretare più che a creare una situazione.

Quali sono le fotografie a cui sei piu’ legato e perche’?

Le fotografie a cui sono più legato sono sicuramente quelle che vengono pensate e studiate prima, dove parto con una idea di un determinato soggetto in un certo luogo. Quando ci riesco o credo di esserci riuscito provo veramente soddisfazione. E’ per questo che è nata la mostra “Gente di SBK dietro le quinte del Mondiale Superbike”.

Puoi raccontarci come è nata questa idea e come si è poi concretizzata con l’esposizione al Motor Show?

Quando guardiamo una corsa vediamo il puro gesto atletico (tra l’altro straordinario) ma ignoriamo quello che c’è attorno, dietro nei paddock, la gente appassionata sulle tribune o lungo i prati dei circuiti. Inoltre mi piace ritrarre i piloti con i loro sguardi, i gesti scaramantici sulla linea di partenza prima di ogni gara. Proprio mettendo insieme questi elementi ho avuto l’idea della mostra “GENTE DI SBK” esposta per la prima volta a Villanova di Castenaso grazie ai ragazzi del Fotoclub LA ROCCA. Passati alcuni mesi e avvicinatosi il periodo del Motor Show, ricevo la telefonata di Maurizio Flamini della FG SPORT, che mi dice: ciao Fabio come và? Ho uno spazio nello stand Superbike al Motor Show, hai voglia di mettere alcune foto della mostra? Immagina il mio stato d’animo in quel momento! E così la mostra è stata fatta anche lì.

Iniziando a fotografare a chi ti sei ispirato o hai avuto qualche maestro?

Un fotografo sportivo che secondo me riusciva veramente a cogliere l’attimo era il Grande Franco Villani. Ho avuto la possibilità di vedere una sua mostra: in ogni sua foto era chiaro il messaggio che voleva trasmettere. Ogni immagine era un racconto, non una semplice fotografia. Ho visto anche alcune foto di Mirco Lazzari, tra qui quella che ha vinto il premio FUJI, credo che con quella immagine abbia trasmesso ciò che è il mondo della velocità.

Hai avuto la possibilita’ di esporre i tuoi lavori agli occhi della gente e dei colleghi: quali sono stati  i rimandi che hai ricevuto, impressioni, consigli, critiche?

Le critiche che ho ricevuto sono state positive, sembra che il lavoro svolto sia piaciuto. Tutti mi hanno incoraggiato a continuare, tanto che ho fatto le mostre nel 2002, nel 2003 saltando il 2004. Per questo ho ricevuto e-mail di gente che mi chiedeva dove avevo fatto la mostra nel 2004 credendo di averla persa, questo mi ha fatto molto piacere e mi ha spinto a cercare di farla nel 2005. Purtroppo di critiche negative non ne ho ricevute molte, spero perché non ce ne fossero; mi dispiacerebbe sapere che qualcuno non abbia avuto il coraggio di dirmelo, le trovo molto costruttive, mi piace molto avere uno scambio di vedute.

Provando quindi a definire l’appassionato della sbk che osserva le tue fotografie, cosa immagini che ci trovi, in esse?

Spero che riescano a rivivere i momenti straordinari, a percepire il vero clima delle corse, rivivere alcuni episodi, è per questo che mi piace fare mostre ed essere il più possibile presente, per potere dialogare con i visitatori scambiare idee ed impressioni e consigli.

La fotografia come forma di arte espressiva moderna si dibatte da sempre nel dilemma di ogni buon osservatore: esiste una differenza tra vedere e guardare?

Vedere non è altro che entrare in una situazione che stiamo guardando. Solo se riusciamo vedere possiamo capire ciò che stiamo guardando. Oggi tutti siamo abituati a fotografare con ogni tipo di apparecchio fotografico (pensa ai telefonini) basta inquadrare e fare clik, poi tutta la magia finisce lì. Bisogna sapere entrare all’interno di varie situazioni, saperle descrivere, per fare questo non centra la marca X o Y di macchina fotografica, o l’obiettivo astronomico, ma bisogna avere un occhio nel  vedere l’immagine ed essere i più critici possibile verso sé stessi e quello che si sta facendo, come ad esempio girare attorno al soggetto cercando la migliore inquadratura.

E’ vero che trovarsi nel posto giusto al momento giusto e’ solo questione di fortuna o c’e’ dell’altro?

Rispondo brevemente: “la fortuna aiuta gli audaci”.

Da questo punto di vista, allora, qual e’ stata la tua piu’ grande fortuna o se preferisci…sfortuna?

La più grande fortuna è stata sicuramente quella di conoscere persone che hanno creduto e credono in quello che faccio. Dopo vari anni avere ancora la passione che avevo quando ho iniziato e l’entusiasmo di sempre, in questo senso mi sento …fortunato.

L’ambiente della sbk visto da dentro: cos’ha questo mondo da renderlo tanto interessante e amato  dagli appassionati?

Credo che buona parte degli appassionati, almeno quelli che seguono le gare dal bordo pista sia  possessore di moto ed il fatto di vedere la “propria” moto in pista rende questa categoria ancora più interessante.  Poi il  fatto che si abbia la possibilità di entrare nel Paddock e farsi fare l’autografo dal proprio beniamino è una cosa impagabile, soprattutto quando si è abituati a vedere i centauri solo in TV, del tutto inavvicinabili dai non addetti ai lavori. Credo proprio che sia questo il segreto del Mondiale Superbike. E’ il tipo di campionato che appassiona i tifosi, dove i vari piloti trasmettono queste sensazione. Credo inoltre che il livellamento tecnico una volta di più avvalori le mie teorie.

Qual e’ il personaggio di questo ambiente a  qui ti senti piu’ legato e perche’?

Nel mondo Superbike ho un ottimo rapporto con Stefano Caracchi. team manager NCR. E’ una ottima persona, sempre disponibile. Considera che quando ho fatto la prima mostra eravamo due benemeriti sconosciuti, gli ho telefonato chiedendo se aveva una moto dell’anno precedente da mettere all’entrata il giorno dell’inaugurazione. Mi ha risposto: perché una moto dell’anno scorso? Ti porto la moto di Regis Laconi che ha firmato il contratto in questi giorni….. Come se non bastasse l’ha portata anche l’anno seguente. Spero che me la porti anche per la mostra che sto organizzando.

Vivendo dal di dentro i lunghi weekend della sbk ti si apre un mondo intero fatto di persone e situazioni: tra piloti, tecnici, meccanici, belle donne cosa attira maggiormente la tua attenzione  e perchè?

Prima di tutto l’aria, l’odore inconfondibile che si respira. Il retro box con i meccanici intenti preparare le moto, i tifosi assiepati attorno ai camion in attesa che succeda qualche cosa o di vedere un personaggio famoso, inoltre non dimentichiamoci delle belle ragazze che attirano i tifosi tra centinaia di scatti rendendo felici gli sponsor, insomma: un insieme di cose e persone inconfondibile ed unico.

Il pilota  che e’ piu’ bello da fotografare, non necessariamente il piu’ veloce, tra quelli di oggi, di ieri e perche’?

Tra i piloti di ieri in Superbike Colin Edwards  merita una menzione speciale. Sempre disponibile, disposto a scherzare con i media, meccanici e pubblico. Nel 2001 ero a pranzo nell’hospitality Honda Castrol insieme ad altri fotografi, Colin si avvicina e ci chiede se può sedersi; credo che questo gesto dica tutto.
Attualmente tra i piloti attuali il “più personaggio” è sicuramente Troy Bayliss,  non solo per la sua velocità ma per il modo che ha nello stare con la gente e soprattutto perché lo si vede sempre (box compreso) con moglie e figli. 

Raccontaci l’organizzazione del tuo lavoro: puoi descriverci una tua settimana tipo quando segui un gran premio in giro per il mondo?

Per quanto mi è possibile cerco di arrivare in circuito il giovedi anche se non sempre è possibile.  Se posso cerco di dormire in circuito per essere il più possibile sempre sul posto di lavoro. Vado in sala stampa a collegare il computer per potere scaricare le foto. Fin da subito inizio a scattare dal paddock i meccanici che iniziano a controllare le moto e le attrezzature. Dopo di che inizio ad andare in pista durante i  vari turni di prove e gare. Alla sera, quando dovrei iniziare ad archiviare le foto scattate, mi trovo invece in qualche hospitality a tirare tardi sentendo le avventure di colleghi o meccanici. Durante le gare di casa a Misano e Imola cerco di rientrare a casa la sera essendo poco distante dalla mia abitazione.

Veniamo al punto cruciale: ci descrivi la tua attrezzatura “da lavoro”? E che rapporto hai con essa?

Fin da quando ho iniziato a fotografare ho sempre usato apparecchiature Canon e devo dire che anche oggi la uso con grande soddisfazione. Attualmente lavoro al 100% in digitale. Gli apparecchi sono, innanzi tutto, una Canon EOS 1D Mark II, trovo che sia una macchina veramente valida, con un tempo di reazione che non ha niente da invidiare alle macchine analogiche. Poi nella borsa non manca mai la EOS D60, la mia prima macchina digitale, che con i suoi 6.3 mpxls lavora ancora benissimo. E’ un apparecchio leggerissimo che spesso uso quando vado in giro in modo informale e che corredata con il 20 f 2.8 diventa veramente insuperabile.
Per quanto riguarda le ottiche, parto dallo zoom 16-35 fino ad arrivare al 500 f4. Trovo quest’ultimo obiettivo veramente un’ottica di pregio. Recentemente ho anche provato il 400 mm f4 DO, obiettivo “particolare” che grazie al suo sistema innovativo di lenti lo rende più piccolo e leggero di un 300 mm f2.8. Nella borsa metto sempre anche un duplicatore 1.4X e un flash Canon 550 anche se preferisco non usarlo. Faccio inoltre parte del gruppo di fotografi iscritti al CPS che Canon guarda con un occhio di riguardo.

L’avvento della tecnologia digitale cosa ha portato di nuovo nel mondo dei fotografi? Vantaggi e svantaggi dal tuo punto di vista.

Personalmente credo che l’avvento del digitale abbia portato molti vantaggi. Uno su tutti il fatto di avere in tempo reali le immagini da potere visualizzare ed eventualmente mandare per via telematica. Molti vedono la fotografia digitale come una “alterazione della realtà”, per quello che mi riguarda l’unica cosa che cambia è il supporto di immagazzinamento delle immagini, da pellicola a scheda di memoria. D’altra parte anche io quando stampavo il Bianco e Nero cercavo di cambiare il supporto cartaceo per aumentare e diminuire il contrasto. Anche quella era “alterazione dell’immagine”.

Ti capita ancora di scattare foto con qualche vecchia reflex analogica e cosa rimpiangi di quel modo di fotografare?

Qualche volta mi capita di scattare ancora in analogico, soprattutto in bianco e nero, anche se ho molti negativi ancora da stampare. Dell’analogico forse rimpiango (si fa per dire) l’attesa dell’arrivo del rullo dal laboratorio e forse il fatto che prima di scattare ci si concentrava di più. Non ritornerei comunque indietro.

Quante foto scatti in un weekend di gare? E come organizzi il tuo archivio personale una volta a casa?

Sinceramente la parola archivio mi suona nuova. Direi che io tendo ad “immagazzinare” immagini in un  grande armadio. Scherzi a parte, le foto vengono catalogate gara per gara e successivamente per pilota. Fortunatamente a questo ci pensa mia moglie, che fa un ottimo lavoro. In un gran premio scatto mediamente non meno 3000 immagini, dipende dalle situazioni.

Il taglio dell’immagine: cosa ci dici in proposito?

Il taglio di una immagine è ciò che fa la fotografia. Ognuno dovrebbe avere un proprio modo di vedere. Pensa a una persona che cammina: se lasci  ¾  del fotogramma davanti hai l’impressione che debba percorrere molta strada, al contrario se lasci  ¾  di  spazio alle spalle sembra che abbia percorso molta strada. Siamo noi che decidiamo in base al nostro taglio cosa dovrà esprimere l’immagine.

C’e’ differenza tra il taglio dell’immagine prima e dopo? O meglio, e’ possibile dare spessore ad un’immagine “tagliandola” dopo lo scatto o ritieni che sia un’operazione da non fare?

Credo innanzitutto che una  buona immagine nasca nel mirino della macchina fotografica, inquadratura, taglio ecc….Non disdegno comunque il fatto di apportare alcune modifiche soprattutto di taglio all’immagine eseguita per meglio adattarla ad una eventuale stampa o pubblicazione.

In alcune delle fotografie che corredano l’intervista ce ne sono alcune in cui abbini il colore alle tonalita’ del grigio ottenendo un interessante stacco dell’immagine. Ci racconti come e’ nata questa idea?

Le foto di cui parli fanno parte della mostra Gente di SBK eseguita tutta con attrezzatura digitale. L’idea mi è venuta perché la precedente mostra “Imola 29/09/2002” è stata fatta tutta in bianco e nero con attrezzatura analogica e l’idea era quella di fare un “salto” generazionale cioè tecnica digitale ma con tonalità antiche graduale, sposando le due tonalità. In fase di elaborazione mi sono poi accorto che era perfetto per “isolare” il soggetto principale.

Da molte tue foto traspare il senso dello spazio e del movimento, come se il protagonista della foto non fosse semplicemente il pilota o la moto, ma piuttosto “il momento” stesso…

Esattamente. Quello che intendo fare emergere, è il senso dell’azione nel suo contesto, del movimento, contenuto generale dell’immagine. Fare capire in che modo e dove si svolge l’azione secondo me è più importante rispetto a chi la compie.


All’inizio dell’intervista hai fatto riferimento al tuo nuovo hobby della fotografia subacquea. Ci racconti qualcosa di questa tua nuova esperienza?

Tutto è iniziato da un mio amico fotografo subacqueo quando gli ho detto che andavo a fare alcune immersioni nei mari tropicali. Subito mi ha messo in mano una sua macchina fotografica sub scafandrata. All’inizio l’entusiasmo era enorme, subito ridimensionato dalle immagini che ho ottenuto. Mentre in pista il problema è di fermare il soggetto stando fermi, sotto l’acqua capita di fotografare soggetti abbastanza fermi ma di avere difficoltà per via delle correnti marine, soprattutto per chi è all’inizio. Sto comunque continuando questo tipo di foto anche se in forma limitata per via del tempo, sperando prima o poi di fare vedere alcune immagini.

Il consiglio che daresti a chi volesse iniziare a seguire le tue orme? Qual’e’ la ricetta giusta per diventare un bravo fotografo?

Un consiglio su tutti che darei è quello di essere il più autocritico possibile. Cercare di avere un proprio stile, non abbandonare mai  le proprie idee. Bè…..quando diventerò un bravo fotografo lo dirò…

La cosa piu’ curiosa o preoccupante che ti e’ capitata svolgendo il tuo lavoro?

La cosa più curiosa è quando incontri gente che si congratula per le foto, ti chiede consigli e ti fa domande essendo io un perfetto sconosciuto. La più preoccupante è quando ti accorgi che qualche cosa non funziona, sia dal lato tecnico che in quello umano.

I tuoi progetti?

Fare una mostra fotografica in occasione della presentazione di un libro sulla superbike con foto scelte da me.


Se tu potessi esprimere un desiderio per te e uno per questo mondo cosa sceglieresti?

Un mio desiderio è quello di continuare a fare il mio lavoro ancora per moooolto tempo. Per il mondo ciò che vorrei anche se scontato, che cessino tutte le ostilità.


LE TUE COSE

La tua data di nascita: 25 aprile 1969
Luogo di residenza: Trebbo di Reno – Castelmaggiore- Bologna
La città ideale dove vivere: Cancale – Francia
Il tuo piatto preferito: Tagliatelle al ragù
Un attore: Russel Crowe
Un’attrice: Jody Foster
Un Film: Urla del silenzio
Un libro: Il poeta
Un disco: A day without rain
Uno sport che non siano i motori: sub e mountain bike
Un giornale: National Geographic
Una vacanza: Baya California in camper
Una città speciale: Singapore
Un animale: tartaruga
Un hobby: fotografia e mountain bike
Un oggetto: DVD
Una macchina: Focus C-MAX
Un sogno: continuare a fare questo


IL TUO LAVORO

La località di GP migliore: Assen
La località di GP peggiore: Magny Cours
Il trasferimento più lungo: Oschersleben in auto
Il GP SBK più bello in assoluto: Imola 29 settembre 2002
La cosa migliore vista:  La sportività Bayliss – Edwards
La cosa peggiore vista: La mia faccia alla domenica sera
Numero di foto scattate in un anno: circa 80.000
L’ospitality più ospitale: Team NCR
Il Box più accogliente: Team NCR
I commissari più competenti: Assen
L’organizzazione più efficace: Valencia


PILOTI E SQUADRE

Il migliore: Troy Bayliss
Il più sorprendente: Yuko Kagayama
Il più fotogenico: James Toseland
Il più grintoso: Chris Walker
Il più sottovalutato: Gianluca Nannelli
Il più simpatico: Gianluca Nannelli
Il più coraggioso: Troy Bayliss
Il più deludente: Alex Barros
L’idea dell’anno: Monogomma
La frase dell’anno: E dire che avevo pensato di ritirarmi (Pierfrancesco Chili dopo Brno 2005)
La scommessa dell’anno: Chi ferma Troy Bayliss?
La foto dell’anno: la prossima

TU E IL MONDO (NON SOLO CORSE)

L’evento dell’anno: Italia campione del mondo
L’uomo dell’anno: Gino Strada
La cosa migliore dell’anno: La volontà di Gino Strada
La cosa peggiore dell’anno: Gli attentati in Medio Oriente
La tua frase preferita: L’umanità dovrà porre fine alla guerra o la gerra porrà fine all’umanità.
Cosa è un amico/l’amicizia: Una persona su cui contare
Esiste l’amico/l’amicizia: si
Tanti nemici tanto onore?: no
Cosa sono per te i sogni?: mete

 

 

 

 

 

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